‘A CIRIMONIA
Trilugia dell'impossibilità
Secondo atto: L'impossibilità della verità
Data: martedì 10 e mercoledì 11 novembre 2008.
Di Rosario Palazzolo, con Anton Giulio Pandolfo e Rosario Palazzolo, assistenti alla regia Monica Andolina e Alessandro Palazzolo, la voce del bambino è di Giulio Gulizzi, la voce della bambina è di Delia Calò, musiche di Francesco Di Fiore, coproduzione Compagnia del Tratto e Teatro Libero - Stabile d'Innovazione della Sicilia.
Dopo Ouminicch' (Palermo, 2007), ho deciso di comporre una Trilogia. Una Trilugia anzi, che serva a descrivere, partendo dalla concretezza della cultura siciliana, l'universalità delle relazioni umane, in un gioco di dissimulazioni e silenzi, di voracità e innocenza.
Se in Ouminicch' l'oggetto dello scandaglio era la relazione fra l'uomo e la società, in 'A Cirimonia si analizza il rapporto tra l'uomo e l'uomo, tra l'uomo e una qualsiasi altra singolarità. Secondo tassello della Trilugia, '‘A Cirimonia è uno spettacolo sulla solitudine, sull'impossibilità di parlarsi, sull'inadeguatezza di qualsiasi verità. Due personaggi in scena ('U masculu e 'A fimmina), in un luogo che ha smesso di rivelarsi, celebrano una cerimonia sghemba, che si annuncia inutile. Una cerimonia che li obbliga a un dialogo che solo apparentemente è privo di senso, un dialogo straripante di silenzi pieni di paura che man mano si trasforma, che diviene urlo, esigendo un ritmo da tragedia e una musicalità surreale, in una perfetta idiosincrasia di stati d'animo.
È una cerimonia che si ripete da anni, quella a cui il pubblico assiste. I due personaggi, utilizzando un gioco grottesco ('u Mi ricordu), sono obbligati a ricordare, tentando di appigliarsi a un qualche brandello di verità. Una verità, però, che inesorabilmente risulterà inafferrabile.
Il tutto, in una lingua vivida, un palermitano violento e realistico che spiazza lo spettatore e lo opprime in un contesto visionario e squamoso.
E poi la musica. Che assoggetta gli stati d'animo a un dolore (e a un torpore) indegno persino a pensarsi.
La Trilugia dell'impossibilità, che si concluderà nel 2010, ha una poetica tesa all'annullamento di qualsiasi mera consolazione. Intende raccontare una realtà priva di conforto, che porti però a una presa di coscienza, a una rivoluzione dell'agire; propone storie vorticose e allegoriche, spesso farneticanti e ossessive, che costruiscono verità cagionevoli, che zoppicano nel tentativo di imporsi al potere, per poter essere qualcosa.
Propone un percorso, innanzitutto, un percorso impercorribile, ma comunque opportuno, necessario.
La Trilugia dell'impossibilità è una sorte di bivio. Con nessuna uscita.
Rosario Palazzolo
'A CIRIMONIA vince il premio internazionale Fringe L'altroFestival, concorso dedicato alle nuove drammaturgie e alle nuove compagnie organizzato dal FIT - Festival Internazionale del Teatro - di Lugano (CH).
Concorso Fringe L'AltroFestival 2009
18° FIT/FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL TEATRO Lugano (CH)
Motivazione: Per la coerente ricerca drammaturgica e linguistica rappresentata con rigore e ritmo dai due bravi interpreti, che mettono in scena, beckettianamente, un fatto che, pur non appartenendo necessariamente ad un luogo specifico, ne assume tutte le sembianze grazie alla sapiente scrittura.
La Compagnia del Tratto si occupa essenzialmente di nuove drammaturgie e nuove musiche. Nasce a Palermo nel 2002, fondata da Rosario Palazzolo e Anton Giulio Pandolfo, con il sostegno di Delia Calò. Dopo circa quattro anni di dubbi, prese di coscienza e sperimentazioni, esordisce nella produzione di nuove drammaturgie con lo spettacolo Ciò che accadde all´improvviso. Nel 2005 si arricchisce della presenza e il contributo di Monica Andolina e Giada Robbiano.
E infine, nel 2007, con l'inserimento di Francesco Di Fiore e Valeria Di Matteo (e Luigi Bernardi presidente onorario), si avvicina alla musica contemporanea e alla narrativa.
Nel 2007 produce I tempi stanno per cambiare di Luigi Bernardi e Rosario Palazzolo (Premio Oltreparola alla drammaturgia 2007).
Sempre nel 2007, nasce Ouminicch', che la compagnia produce con la collaborazione di Palermo Teatro Festival. Nel 2009, infine, debutta lo spettacolo 'A Cirimonia, coprodotto con Teatro Libero – Stabile D'Innovazione della Sicilia.
In ambito musicale, ha prodotto il concerto Visioni e il melologo Male'.
Rosario Palazzolo è drammaturgo, scrittore, attore e regista. Ha scritto i testi teatrali: Ciò che accadde all'improvviso (2006), I tempi stanno per cambiare (con Luigi Bernardi, 2007 – Premio Oltreparola alla drammaturgia e Premio Vigata alle attrici), il testo breve Il fatto sta (2006), e i due atti della Trilugia dell'Impossibilità: Ouminicch' (2007) e 'A Cirimonia (2009). Per la narrativa, ha scritto il romanzo L'Ammazzatore (Perdisa Pop, 2007). A breve uscirà il suo secondo romanzo Concetto al buio.
Anton Giulio Pandolfo è attore e regista. Si è formato ed ha vissuto esperienze lavorative con artisti del calibro di Paolo Ferrari, Maurizio Gueli, Giorgio Albertazzi, Yves Lebreton, Etiénne Regnier, Stephane Drouard, Gary Brackett. Ha diretto (con Rosario Palazzolo) Ciò che accadde all'improvviso, Il fatto sta, Ouminicch' e 'A Cirimonia.
Francesco Di Fiore è pianista e compositore. È autore di numerose composizioni di area post-minimalista tra le quali ricordiamo The Manhattan Suite, Vacuum Concerto, l'opera multimediale Visioni e Male'. Tra la produzione per il teatro ricordiamo Antigone , From Medea, Porta Chiusa, I Tempi Stanno Per Cambiare, Ouminicch' e 'A Cirimonia.
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Stralci di recensioni
CORRIERE DEL MEZZOGIORNO, Napoli, 31 gennaio 2009, di Stefano de Stefano
È il trionfo di quella solitudine, cupa, claustrofobica, infetta.
In primis la lingua, un palermitano duro e iperreale, tagliente e appiccicoso. E, ancora, il feticcio dell'abito da sposa, indossato da un uomo, anzi da un figlio, che con il vecchio padre cieco dà vita al gioco grottesco di “'u mi ricordu”, con cui riportare alla mente una qualche verità del proprio passato, lontana quanto inafferrabile. Come quella fetta di torta messa in palio dal gioco, e come quella cantilena, “Mi chiamo Lola e son spagnola”, che apre e chiude la pièce, caricando di ulteriore ambiguità l'infelice esistenza dei due personaggi. Condannati entrambi, ‘u masculu e ‘a fimmina, come in un loop, ancora una volta a ripartire.
ROMA, Napoli, 30 gennaio 2009, un articolo di Giovanna Manna
La necessità di mettere in evidenza l'universalità dei sentimenti umani, nella loro frammentarietà. Un'esigenza che nasce dall'occhio acuto di Palazzolo e si manifesta nella duplice veste di parole e silenzi. Dialoghi che sembrano avere una logica ma che poi finiscono con dissimulare se stessi. I personaggi non hanno nomi, sono ‘A fimmina (un eccezionale Pandolfo) e ‘U masculu (un impeccabile Palazzolo). Ciò che dà loro una connotazione è l'abito da sposa per l'uno e la cecità dell'altro. Una cecità che a tratti scompare, così come la verità sembra affiorare nei ricordi. Un gioco di ruoli uomo-donna, prepotenza-soggezione, uomo-uomo, padre-figlio. Un gioco-duello che continua e sorprende anche nel finale.
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