LA STREGA
dal romanzo di LA CHIMERA di Sebastiano Vassalli
PREMIO STREGA 1990
Edizioni Giulio Einaudi

A adattamento e regia Laura SICIGNANO
Con Fiammetta BELLONE
Musiche di Paolo VIVALD I
Costume di Francesca MARSELLA
PRODUZIONE TEATRO CARGO

Siamo forse in una stalla, forse in una stanza di una casa contadina.
Ovunque rosse mele profumate.
Una misteriosa narratrice, (una strega?) a lume di candela ci racconta la storia struggente e verissima di atonia.
In una notte di gennaio del 1590, una bambina viene abbandonata davanti all'ingresso dell'Orfanatrofio di Novara. Antonia Spagnolini, così battezzata per via degli occhi e dei capelli nerissimi, cresce in Istituto. Siamo nell'epoca della Controriforma e a Novara è arrivato il vescovo Bascapé, cattolico integralista, scomoda figura sempre in lotta con il peccato, che viene relegato in provincia perché d'ostacolo alla rilassatezza dei costumi romani.
Crescendo, Antonia si fa sempre più bella; viene adottata da una coppia di contadini di Zardino e si trasferisce nel villaggio della Bassa. Un paesaggio popolato da figure dimenticate: camminanti, risaroli, banditi che creano leggende, soldati mercenari, dementi, boia, pittori di edicole, falsi preti e predicatori fanatici, spacciatori di reliquie finte, comari pettegole e litigiose.
La ragazzina si innamora di Gasparo, un camminante (una specie di vagabondo del tempo, un anarchico della campagna) e iniziano a circolare voci orribili sul suo conto: la si accusa di essere una strega, le si fa il vuoto attorno, si diffondono leggende di malefici e crudeltà; quando Antonia, per amore, inizia a scomparire nel bosco tutte le notti, la gente si convince che partecipi al Sabba. Da qui il processo. Antonia si trova davanti all'Inquisitore e una fila di testimoni depone contro di lei.
Nel settembre del 1610, tra festeggiamenti ed esplosioni gratuite di odio, Antonia, dopo aver subito violenze e torture, viene condannata al rogo.
Attraverso la storia di una strega - un po' vera e un po' inventata come erano le storie delle streghe – lo spettacolo è una rievocazione delle fanatiche persecuzioni che hanno travagliato la nostra storia, ma anche la vicenda umana di una donna che, a causa delle sue particolari virtù, viene esclusa e condannata dalla collettività, come capro espiatorio e come emblema di un sistema sociale che non accetta la “diversità” femminile.

Il romanzo da cui lo spettacolo è tratto è LA CHIMERA del genovese Sebastiano Vassalli:
la prima edizione Einaudi è del 1990, anno in cui vince il Premio Strega. Il libro risulta essere tra i più ristampati, venduti, tradotti e anche studiati nell'ultimo decennio del Novecento. Ma è soprattutto una bellissima e avvincente storia che, dal Seicento di manzoniana memoria, ci parla del presente e delle nostre ingiustizie e illusioni.

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ESTRATTI DALLA RASSEGNA STAMPA

Al Litta, fra i muri di mattone della Cavallerizza, al lume di candela, una donna evoca il tragico destino di Antonia (….)
La storia è al cuore di “La Chimera” di Sebastiano Vassalli, che nel 1990 vinse il Premio Strega, e Laura Sicignano, giovane regista di talento di Genova, città d'origine di Vassalli, ne ha ricavato un monologo di appassionante intensità che interpreta con estrosa bravura Fiammetta Bellone, attrici fra le emergenti della scuola di recitazione dello Stabile genovese.
Un ottimo esordio di stagione per il Litta: l'ingegnosa costruzione del monologo restituisce pienamente le qualità dell'originale, l'eccellente interpretazione della Bellone s'allarga in una corale estensione della storia e il clima evocativo dello spettacolo di un'ora circa (come se assistessimo a una di quelle veglie d'inverno che un tempo, nella Bassa risicola, incrociavano storia e affabulazione, mentre sul fuoco cocevano le mele) aggiunge il tocco della perfezione alla serata

Ugo Ronfani IL GIORNO


(…) Ben presto, in un'atmosfera dalle luci mutuate dal Caravaggio, in un fiammeggiar di candele dal puzzo ecclesiastico, Fiammetta mi convince, mi conquista, mi appassiona. Suggestivo il soggetto di Vassalli, ben fatta la riduzione della regista, sobriamente autorevole la rappresentazione della Bellone (…) Ecco che l'abilità teatrale di questo piccolo evento importante per la scena contemporanea si mostra altrettanto evocativa e di buon gusto… Piacevole spettacolo portatile ad alto contenuto didattico a cui non si può che augurare molte repliche, mentre s'attendono altri ruoli affidati a Fiammetta Bellone.

Fabrizio Caleffi HYSTRIO


(…) Il fuoco dei ceri e degli stracci è la purificazione del racconto stesso, di una testimonianza che scavalca i secoli con la forza della verosimiglianza, permettendo per quasi un'ora di spettacolo di specchiarci in noi stessi, di vederci nel male e nella paura che ci definiscono, così come l'ombra – e non la luce – definisce i volumi di una statua. Con questa scoperta, questa introspezione degna di Artuad, muore virtualmente l'attore e si placa il risentimento dello spettatore, riconciliato con se stesso nella catarsi del gesto artistico (…)

Alessandro Mauri TEATRO TEATRO.IT


(…) Bellissimo spettacolo... la breve e intensa pièce che ha un'unica inteprete/narratrice la straordinaria (… ) guidata dalla regia decisa, geometrica, ma apprezzabilmente morbida della Sicignano popola con un'affabulazione pacata e incisiva, quasi straniata, uno spazio scenico nudo, scandito solo da grappoli di mele scarlatte ritualmente infilzate su uno spiedo accuminato e ceri...
consigliato agli studenti sotto esame per tuffarsi nella storia attraverso uno spettacolo

Giuliana Manganelli IL SECOLO XIX